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Avevamo recentemente parlato dell’obbligo di accettazione del POS e dei pagamenti con carta, per tutti gli esercenti, ad accezione di alcune specifiche categorie (per capire meglio di cosa si trattava puoi rileggere l’articolo ad esso dedicato).

Il Consiglio di Stato, con parere depositato il 1° giugno u.s., ha deciso che non deve essere applicata la sanzione di 30 euro per coloro che non accettano i pagamenti con carte. Ecco perché.

La spiegazione

Il provvedimento faceva riferimento all’articolo 693 del Codice Penale, secondo cui, «chiunque rifiuta di ricevere, per il loro valore, monete aventi corso legale nello Stato, è punito con la sanzione amministrativa fino a trenta euro».

Soluzione non idonea per i giudici amministrativi che, di fatto, lasciano il caso aperto al nuovo Governo recentemente formatosi.

Il nuovo assetto non prevede, quindi, alcuna sanzione in caso di mancata installazione del Pos o di mancata accettazione del pagamento. «Tale carenza – spiega il Consiglio di Stato – ha determinato, finora, la mancata applicazione dello specifico obbligo vanificando, di fatto, la previsione legislativa».

Bisogna, tuttavia, ricordare che la sanzione sarebbe dovuta entrare in vigore dal 1° febbraio 2016 per effetto del decreto attuativo previsto dalla legge di Stabilità 2016 che aveva ridotto a 5 euro l’importo da accettare. Osservando attentamente i dati presi dell’appendice dell’ultima relazione annuale di Bankitalia (2017) è possibile constatare che i Pos ci sono ma non sono molto utilizzati.

Ecco alcuni dati sull’uso del POS

L’Italia ha, al momento, circa 2,5 milioni di apparecchi installati. Siamo più avanti rispetto a: Regno Unito (2,1 milioni), Spagna (1,5 milioni), Francia (1,5 milioni) e Germania (1,1 milioni). Il problema è che le operazioni per terminale sono appena 1.400 circa ogni anno. A Londra, invece, siamo vicini alle 7.000, a Parigi sono più di 6.000 e a Berlino si va oltre le 3.000 transazioni.

Cosa è successo quindi?

Per stimolare questa tipologia di pagamento nasce l’idea di riprendere il regolamento previsto dal decreto Crescita del 2012 (Dl 179/2012), fissando delle multe “creative”: dal momento che la norma primaria non fornisce i dettagli delle sanzioni, si riprende per analogia una norma esistente, applicandola al caso. Nel caso specifico, l’articolo 693 del Codice penale, che regola il rifiuto di accettare monete con corso legale: scatterebbe, quindi, una sanzione di 30 euro. Questa sanzione dovrebbe essere applicata, secondo quanto previsto per analogia, anche a chi non accetta i pagamenti elettronici.

Questo assetto, però, secondo il Consiglio di Stato, non regge. Obiettivi come la lotta al riciclaggio, all’evasione e all’elusione devono essere raggiunti nel rispetto dei principi fondamentali dell’ordinamento giuridico. Il richiamo all’articolo 693 C.p. è «non condivisibile sul versante strettamente giuridico». Non viene, dunque, rispettato il principio in base al quale “nessuna sanzione può essere imposta se non in base alla legge”. Ecco perché è stata tolta la sanzione amministrativa.

Conclusioni

Grazie a questo articolo spero tu abbia compreso come sia cambiato l’assetto sanzionatorio per chi rifiuta i pagamenti elettronici. A mio avviso sarebbe stato anche difficile dimostrare il diniego dell’esercente. 

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